L’Arcobaleno di Dio
Messaggio del Vescovo Russotto per la Quaresima 2022
Figlioli carissimi,
tutti e ciascuno di voi, che nel mio cuore Siete a pieno titolo
residenti, desidero raggiungere con questo mio messaggio per il
prossimo prezioso tempo di Quaresima. Vi assicuro che abitate ogni
giorno la mia preghiera e all'altare vi presento al Signore così come
siete: nella speranza e nella sofferenza, nella resistenza e nella
malattia, nella quotidiana fatica e nella smarrita tristezza, nella
notte della fede e nella luce della carità, nei silenzi eloquenti e
negli sguardi spenti...
1. TUTTI IN TRINCEA
Proprio per quanto detto e ancor più per il non detto, in questa terza
Quaresima che viviamo in regime di pandemia ho pensato di offrirvi uno
spunto di riflessione su quel segno-simbolo, che abbiamo sbandierato da
finestre e balconi a partire dal 10 marzo 2020, dopo l'annuncio del
lockdown nazionale: l'arcobaleno. Allora una fiammata generale si è
accesa e diffusa in Italia, e non solo, con quelle parole-slogan che di
speranza e canti risuonavano nelle nostre case e nelle nostre città:
Andrà tutto bene!
Ed eccoci ancora in guerra a combattere contro un’invisibile velenoso (virus)
“nemico”. Eccoci ancora nella trincea della resistenza per una “lotta
continua” all'insegna dell'arcobaleno, che ha i colori della speranza e
dell’audacia, perché noi siamo i raggi luminosi dell'unico Sole che
sorge dall'alto: Cristo Gesù nostro Signore! Siamo le goccioline di
pioggia rimaste sospese dopo la tempesta, che accolgono la rifrazione
dei raggi solari generando un arcobaleno di colori.
2. MEMORIA E ABBRACCIO
Il perdurare estenuante della pandemia sta diffondendo sempre più,
insieme al virus, anche paura e depressione, diffidenza nei confronti
degli altri e sfiducia nel futuro, scoraggiamento e svuotamento...
dell’interiorità, della fede, della passione per la vita, delle nostre
chiese...
È come se un virale diluvio universale stesse soffocando la vita e la
terra, mortificando ogni umana buona aspirazione, schiacciando ogni
respiro di speranza, spegnendo ogni gemito d'amore. Ma quel primo
universale diluvio ricreò una umanità nuova, donò nuovo cielo e nuova
terra. E Dio stesso appese al chiodo dell'universo il suo arco di
guerra, facendone un segno a colori di memoria e speranza, un visibile
ricordo del suo patto-abbraccio d'amore con Noè e con tutta la famiglia
Umana: <Questo è il segno dell‘alleanza che io pongo tra me e voi…
Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell'alleanza tra me
e la terra. Quando radunerò le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle
nubi, ricorderò la mia alleanza che è tra me e voi... L’arco sarà sulle
nubi e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna tra Dio e ogni
essere che vive in ogni carne che è sulla terra» (Gen 9,12-16).
L'arcobaleno, così, non è più un arco di guerra ma un segno di alleanza
tra cielo e terra, tra gli uomini e tra le diverse generazioni. È
simbolo di pace e di speranza, di interiore risveglio, di una nuova
primavera... tutta a colori, nella quale anche i rami spogli e nudi
vedono spuntare piccole gemme di vita.
Il grande scienziato Isaac Newton, proprio durante un'epidemia di peste
alla fine del XVII secolo, studiando la natura della luce spiegò
scientificamente la formazione dell'arcobaleno. E come dopo la pioggia
torna il sereno, così dopo una tempesta la luce del sole attraversa le
gocce d’acqua rimaste in sospensione nell'aria e si distende ad arco,
generando sette principali colori con una straordinaria molteplicità di
sfumature. È come se il cielo ci invitasse a costruire l’unità nella
diversità, a ritrovare il coraggio di risorgere, ad alzare lo sguardo
per contemplare l’infinito orizzonte di Dio nel segno della speranza,
nel segno della pace dell'anima e dell'abbraccio con l'universo intero.
Se l'arcobaleno biblico nel Libro di Genesi è un segno di Dio nella sua
alleanza con l'umanità, ancor più esso è un segno per Dio. Per noi
l'arcobaleno è segno che mai siamo soli, mai abbandonati dal Signore!
Ma questo segno di luce e di radiosa consolazione ci testimonia la
memoria di Dio. L'arcobaleno serve a Dio per “risvegliare” la sua
memoria nei confronti dell'umanità: è il suo ri-cordarsi del patto con
noi, è la mano del Signore che ripassa nel suo cuore la promessa e
l'impegno di prendersi cura dell'umanità. Per sempre! «Quando radunerò
le nubi sulla terra e apparirà l'arco sulle nubi ricorderò la mia
alleanza che è tra me e voi... L'arco sulle nubi io lo guarderò per
ricordare l'alleanza eterna...» (Gen 9,14-16).
L'arcobaleno riaccende la memoria nel cuore di Dio e la speranza nel
cuore dell’uomo. Sì, andrà tutto bene... se noi nasciamo alla
responsabilità della custodia della vita, alla passione d'amore nella
prossimità e nella resistenza dinanzi alle difficoltà! Perché
l'arcobaleno è luce di risurrezione, è tutta la nostra vita a colori
nell'abbraccio solidale della comunione! E allora, esorta il Libro di
Siracide: «Osserva l'arcobaleno e benedici Colui che l’ha fatto, è
bellissimo nel suo splendore. Avvolge il cielo come un cerchio di
gloria, l'hanno teso le mani dell'Altissimo» (Sir 43,11-12).
L'arcobaleno è il futuro già presente! È il presente lanciato dall'arco
di Dio come una freccia verso il futuro dell'umanità, lavata purificata
rinnovata dal sangue di Cristo Gesù. Per questo l'ultimo Libro della
Bibbia, Apocalisse, canta il futuro dell'umanità abbracciata da Dio nel
segno di «un angelo... avvolto in una nube, la fronte cinta di un
arcobaleno; aveva la faccia come il sole e le gambe come colonne di
fuoco» (Ap 10,1).
3. LA CROCE ARCOBALENO DI LUCE
«L'arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l'alleanza
eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra»
(Gen 9,16). Se l'arcobaleno accende la memoria di Dio, è anche vero che
il soggetto del “guardare per ricordare” sono io, piccola fragile
finitudine dell'essere umano. Sono io, nei miei smarrimenti e interiori
svuotamenti, chiamato a guardare per ricordare che Dio sempre si
ricorda di me. E anche nelle tempeste della vita Lui mi avvolge nel suo
abbraccio a colori. È dunque... nessuno è mai solo nella difficile
avventura della vita! In fondo, quel che vale non è non cadere — per
noi deboli uomini e donne è quasi impossibile —, ma è risvegliare in
noi la memoria e il coraggio della fede per rialzarci e riprendere il
cammino dopo ogni caduta, certi di essere per sempre calamitati verso
l'Alto dall’arcobaleno di Dio.
Nell’Antico Testamento il profeta Zaccaria proclama: «Guarderanno a
colui che hanno trafitto» (Zc 12,10). Nel Nuovo Testamento Gesù
dichiara: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv
12,32). Quell’arcobaleno appeso al cielo è Cristo Signore sospeso e
inchiodato al legno della Croce! E tutti Lui attira a sé, proprio come
l'arcobaleno attira gli sguardi di tutti, colmi di stupore, verso
quella meraviglia sospesa fra cielo e terra. Tutti senza distinzione.
Tutti: assassini e assassinati. Tutti: uomini e donne, piccoli e
grandi. Tutti: deboli e potenti, credenti e non credenti, dispersi e
lontani. Tutti... Gesù Crocifisso è il punto dove tutti, uomini e donne
dispersi e lontani, si incontrano: perché ciascuno guarda nella stessa
direzione, attratti tutti da Colui che abbiamo trafitto. E Lui attrae
affascinando d'Amore e di stupore. Colui che hanno trafitto è la
rivelazione della bellezza e della fedeltà dell'amore di Dio fino allo
spreco! «Credere nel Cristo crocifisso significa credere che l’amore è
presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni genere di
male in cui l'uomo, l'umanità, il mondo sono coinvolti» (S. Giovanni
Paolo II Dives in misericordia, n. 7).
«L'arco sarà sulle nubi e io lo guarderò per ricordare l'alleanza
eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra»
(Gen 9,16). L'arcobaleno è una curva terra-cielo-terra. È un arco
puntato verso il cielo, come se Dio si rendesse pronto a lasciarsi
trafiggere dalle nostre frecce. Ed è proprio Dio a volgere l'arco
contro se stesso! Lui non lo punta mai contro di noi, non ci trafigge
per i nostri peccati, ma li prende su di sé come frecce appuntite,
trasformando ogni nostra distruzione in una nuova creazione. E
quell’arco a colori è anche simbolo di gravidanza, perché la terra è
sempre nelle doglie, sempre sul punto di partorire vita nuova, una vita
a colori nell'abbraccio dell'arcobaleno di Dio.
E concludo osando mettere in bocca a Dio le parole di Mogol cantate da
Adriano Celentano: «L'arcobaleno è il mio messaggio d'amore, può darsi
un giorno ti riesca a toccare. Con i colori si può cancellare il più
avvilente e desolante squallore». Buona Quaresima... nel segno della
benedizione del Signore!
Vostro aff.mo
+ Mario Russotto Vescovo